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Montalto anticamente ospitava alcune fiere di notevole spessore commerciale. La sua particolare esposizione geografica all’interno della vallata del Crati, la coltivazione intensiva del grano,delle piantagioni delle viti, degli ulivi, dei fichi e del gelso contribuì notevolmente all’incentivazione e alla circolazione di questi prodotti agricoli. Nella metà del XV secolo, si segnala a Montalto la presenza delle comunità d’ebrei, essi attivarono un fiorente mercato di stoffe pregiate quali la seta, i velluti e lana. Sorge una vera e propria industria, e proprio nelle campagne di Montalto si coltivava massicciamente il baco da seta. La produzione locale della seta era di ottima qualità, ed era conosciuta in passato anche da mercanti provenienti dalle Repubbliche Marinare, che venivano al mercato di Montalto in occasione della festa di mezza agosto, per acquistarne grosse quantità e a buon prezzo. L’istituzione delle prime fiere nell’ambito del comprensorio di Cosenza, avviene nel 1234, sotto il Regno di Federico II di Svezia. Verso il 1400, durante il periodo Aragonese si assiste all’incremento di quest’attività commerciali, sorsero così diversi mercati in Calabria, che godettero dei privilegi speciali detti Capitoli, atti ad incrementare lo sviluppo delle produzioni locali. Per quanto riguarda poi l’istituzione del ruolo della prima fiera a Montalto, bisogna dire che subì le minacce dell’arcivescovo di Cosenza, a causa della concorrenza dei prodotti affini, di far chiudere il mercato, che costituiva, da secoli, la ricchezza del Montatesi. Preoccupati di ciò i Montaltesi, sostenuti dalla Duchessa Maria d’Aragona (succeduta ad Antonio d’Aragona), supplicato il Papa Clemente VII affinché mantenesse quell’antica consuetudine. Così a dispetto di ogni insidia, il Mercato fu salvo e poté andare avanti. Ma non a lungo perché per ragioni che non sappiamo, improvvisamente venne a mancare, con grave danno per il commercio e gran disagio per la popolazione. Più tardi, però, veniva ripristinato con un decreto del Re Francesco I di Borbone del 23 gennaio 1829 allungandosi verso le strade di Sant’ Angelo e Serra . Successivamente si estendeva ulteriormente, verso San Domenico, oggi Piazza Municipio dove vi era stata costruita la prima fontana (1818) pubblica del posto. In passato quindi l’economia di Montalto era basata principalmente sull’agricoltura e sull’artigianato. Le attività artigianali prevalenti erano come abbiamo visto la produzione della seta, l’arte del ricamo, la lavorazione del legno, dei cesti , del ferro battuto e dei manufatti in cotto. Questi mestieri si tramandano da padre in figlio, oppure attraverso apprendistato. Oggi si assiste ad un’ inversione di tendenza:c’è una rivoluzione nell’artigianato soprattutto nei settori della lavorazione del ferro, dl legno, dell’argilla, dei prodotti dell’arte orafa, del ricamo, della decorazione in vetro e ceramica dell’intaglio del legno e della liuteria. Inoltre da alcuni anni diverse piccole aziende, sfruttano la lunga tradizione familiare nell’arte degli alimenti, lavorano per il settore della conservazione e trasformazione dei prodotti agricoli, come miele, sott’oli, sottaceti, nell’elaborazione delle castagne,dei fichi, dei funghi e degli insaccati. Parlando delle produzioni alimentari tipiche Montaltesi non possiamo tralasciare un importante “rito” contadino, quello dell’uccisione del maiale, tradizione antichissima e tuttora in uso in tutta la campagna calabrese. Oltre alla manifattura dei salumi ed altri prodotti quali sanguinaccio, gelatina ecc.. Si tratta di un vero e proprio rito perché è un occasione di festa familiare estesa ad amici con cui condividere tre giorni di lavoro e banchetti. Anche perché “fare il maiale” ha sempre rappresentato una provvista alimentare per tutto l’anno.

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